REGIONE LAZIO
PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE
“VALORIZZAZIONE
DELLA PRATICA DEL NATURISMO”
RELAZIONE
Il nostro Paese è uno dei pochi in Europa a non avere,
ancora oggi, una normativa che riconosca e garantisca ai propri cittadini la
libertà di esercitare liberamente, nel proprio territorio, la pratica del
naturismo e del nudismo ad esso collegato. Il naturismo, movimento nato alla
fine del secolo scorso per opporsi agli eccessi dell’urbanismo, è un modo di
vivere e di pensare l’ambiente nel rispetto delle leggi fondamentali della
natura, intesa in tutti i suoi aspetti e nel rigetto di ogni forma di
prevaricazione, ed ha alla base del suo essere il culto della salute
psicofisica e sociale dell’uomo.
Coerentemente esso promuove la vita all’aria aperta, l’esercizio
fisico, l’alimentazione naturale e vegetariana, la medicina naturale, la pace,
la protezione della natura, degli animali non umani e dell’ambiente e la lotta
contro l’inquinamento, il consumismo, l’abuso dell’alcol, del tabacco e le
sostanze stupefacenti.
Il naturismo promuove inoltre la pratica del nudismo, come nudità
integrale in pari dignità di sessi e di età fra persone consenzienti, come
condizione necessaria per la salute fisica e psichica; esso è altamente morale,
spontaneo e educativo.
La diffusione del nudismo è un aspetto della modifica del costume
e della cultura che si collega alla più complessa esigenza di un miglior
rapporto con la natura e con un ambiente tutelato, la cui fruizione è attuata
con il medesimo rispetto. Infatti, già secondo un’indagine statistica Doxa del
1989 nonché una rilevazione dell’Istituto di studi politici, economici e
sociali, gli italiani, pur non conoscendo appieno che cosa sia il naturismo
accettano in grande maggioranza il nudo integrale sia maschile sia femminile,
se praticato in zone appartate o ufficialmente destinate a tale uso.
Negli ultimi 30 anni il naturismo si è diffuso anche in Italia con
la nascita di numerose associazioni le quali reclamano “oasi naturiste” che
consentano ai naturisti di esporsi liberamente al sole. Inoltre, poiché molti
naturisti rifuggono dalla folla o cercano un contatto intimo e solitario con la
natura, molti di loro praticano il nudismo su spiagge solitarie e vette di
montagne, raggiungibili con escursioni a piedi anche lunghe, nonché isolette e
natanti. Tuttavia sono solo una decina in tutta Italia i luoghi ove è tollerato
il naturismo. Solo a Roma, l’Amministrazione comunale ha creato ufficialmente
un tratto di spiaggia destinato al naturismo a Capocotta. Sono circa 180 nella
Francia, 150 nella Germania e oltre 50 nei Paesi Bassi le strutture naturiste
riconosciute ufficialmente. Ciò oltre a numerosissime spiagge a ciò destinate.
Purtroppo, però, vi è in Italia una situazione di indeterminatezza
dal punto di vista giuridico che è fonte di imbarazzo sia per i naturisti sia
per coloro che non lo sono, e talvolta conduce ad interventi della forza
pubblica che deve valutare se il comportamento riscontrato sia contrario o no
alle disposizioni del codice penale. E sebbene gran parte della giurisprudenza
si sia pronunciata nel senso che il nudo in se non vada contro la legge,
assolvendo quindi numerosi nudisti denunciati per presunte violazioni
dell’articolo 726 del codice penale, tuttavia non vi è stata sull’argomento una
costante linea interpretativa.
Questa incertezza della giurisprudenza causa da una parte
imbarazzo nei naturisti italiani, e dall’altra un dirottamento verso altri
Paesi del Mediterraneo, soprattutto Francia, Croazia e Grecia, di numerosissimi
naturisti del Nord Europa, soprattutto, Germania, Olanda, Svezia e Inghilterra,
che nel nostro Paese non si sentono tranquilli: si possono valutare in circa
500 mila presenze l’anno le perdite nel nostro Paese a causa di questa
incertezza legislativa.
Naturalmente, è compito del Parlamento fare chiarezza su questo
tema da un punto di vista generale; tuttavia anche regolamentare il turismo
naturista a livello regionale è importante. Ne è prova quanto è accaduto nel
Comune di Roma che ha istituito un tratto destinato al naturismo nella spiaggia
di Capocotta, dove il naturismo si esercita per tradizione da diverse decine di
anni. Nei primi tempi i Carabinieri o la Capitaneria di Porto vi facevano
saltuarie comparse per allontanare o far rivestire i nudisti, ma questo non è
più avvenuto da quando è stata ufficialmente istituita la spiaggia naturista.
La proposta di legge si compone in 5 articoli. Il Primo definisce
il naturismo, il secondo definisce genericamente l’intervento della Regione a
sostegno del turista naturista, il Terzo ed il Quarto definiscono le modalità
di destinazione di aree rispettivamente pubbliche e private al naturismo, il
Quinto tratta del finanziamento.
Articolo 1
(Naturismo)
1.
La Regione Lazio promuove le condizioni necessarie per garantire ai cittadini
la possibilità di praticare il naturismo.
2.
Per “naturismo” si intende l’insieme delle pratiche di vita sana e
prevalentemente all’aria aperta che utilizzano anche il nudismo come
forma di sviluppo della salute fisica e mentale attraverso il contatto diretto
con la natura.
(Turismo naturista)
1. La Regione, allo
scopo di promuovere il turismo naturista, favorisce l’individuazione delle aree
da destinare alla pratica del naturismo. Favorisce, inoltre, la costruzione di
infrastrutture pubbliche e private al medesimo scopo.
2. Le aree destinate
alla pratica naturista sono definite aree turistiche produttive.
(Aree pubbliche destinate al naturismo)
1. Le autorità
comunali possono destinare spiagge marine, lacustri o fluviali, boschi ed altri
ambienti naturali di proprietà del demanio o di Enti pubblici alla pratica del
naturismo.
2. Le aree
interessate dovranno essere opportunamente tabellate ed assicurare un’adeguata
identificazione che le distingua, al fine di evitare ogni promiscuità, da spazi
frequentati da cittadini che non praticano il naturismo. Le aree stesse, se del
caso, dovranno essere recintate con piante autoctone.
3. Nelle aree
pubbliche destinate al naturismo dovranno essere costruite semplici
infrastrutture destinate a servizi che risultino scarsamente visibili, non
inquinanti e rispettose dell’ambiente e degli eventuali vincoli esistenti.
4. La gestione di
tali aree potrà essere concessa a privati o ad associazioni o ad organizzazioni
che ne garantiscano il buon funzionamento e la fruizione stabilendo tariffe per
i servizi prestati.
5. Nel caso di cui
al punto 4, la concessione individua il canone dovuto dai soggetti gestori e
l’obbligo di attrezzare l’area in modo da garantirne il buon funzionamento e la
fruizione.
6. Le
amministrazioni comunali controllano l’attività svolta, il regolare
allestimento delle infrastrutture e, in caso di riscontro negativo, revocano la
concessione o licenza.
(Aree private destinate al naturismo)
1. I privati che
intendono aprire strutture destinate al naturismo (campeggi, alberghi, piscine,
saune o altro) dovranno attenersi per l’utilizzo delle aree e per la costruzione
di manufatti alle vigenti leggi relative alle analoghe strutture non naturiste
ed a quanto precisato ai punti 2 e 6 dell’articolo 3.
(Finanziamenti)
1. La Regione
concede contributi a fondo perduto pari al 15% del valore delle strutture e
manufatti, ovvero si accolla gli oneri bancari su prestiti per la realizzazione
delle strutture e manufatti. Gli importi da porre in bilancio di previsione
verranno stabiliti anno dopo anno tenendo conto delle richieste. Per il primo
anno è stabilito l’importo di lire 5 miliardi a valere sul capitolo di
bilancio.